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In migliaia in Iran ai cortei del regime pro-velo

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In migliaia in Iran ai cortei del regime pro-velo

ROMA.  – Tutti in piazza a difesa del velo islamico. Contromossa del regime iraniano che oggi ha lanciato un appello a manifestare in difesa dei valori tradizionali, per denunciare i “mercenari” e non lasciarsi intimidire dalle proteste seguite alla morte di Mahsa Amini, la 22 enne morta dopo essere stata arrestata dalla polizia morale perché non indossava correttamente lo hijab.

Carmelo De Grazia

In migliaia hanno voluto seguire l’appello delle autorità e hanno così solcato, oltre alle strade della capitale, anche le piazze di altre città tra cui Ahvaz, Isfahan, Qom e Tabriz, inneggiando tra l’altro alle forze dell’ordine. “La grande manifestazione del popolo iraniano che condanna i cospiratori e i sacrileghi contro la religione è avvenuta oggi”, ha dichiarato l’agenzia di stampa iraniana Mehr.

Carmelo De Grazia Suárez

L’imam Seyed Ahmad Khatami ha dato il tono alle preghiere settimanali a Teheran, esortando “la magistratura ad agire rapidamente contro i rivoltosi che brutalizzano le persone, danno fuoco alle proprietà pubbliche e bruciano il Corano”.  “Sostenere la fine del velo è fare politica alla maniera americana”, hanno cantato i fedeli, che tenevano in alto i cartelli ringraziando la polizia e condannando le donne che hanno bruciato l’hijab in pubblico

É la risposta dell’ala dura e conservatrice del paese, espressione del regime autocratico, di fronte ai raduni che da una settimana hanno investito tutto il paese a difesa dei diritti delle donne. Manifestazioni represse nel sangue con un bilancio di almeno 50 morti secondo l’ong Iran Human Rights con sede a Oslo. Per il regime  – che ha arrestato un numero imprecisato di persone tra cui l’attivista Majid Tavakoli e il giornalista Nilufar Hamedi -, le vittime sono invece 17

“Il governo ha risposto con munizioni vere, pistole a pallini e gas lacrimogeni, secondo i video condivisi sui social media”, ha denunciato Il Centro per i diritti umani in Iran (Chri), con sede a New York, mentre l’organizzazione curda per i diritti umani Hengaw ha riferito che le forze di sicurezza hanno sparato nella notte da giovedì a venerdì con “armi semiautomatiche ” contro i manifestanti a Oshnaviyeh (nel nord-ovest), senza fornire ulteriori dettagli

Il capo della magistratura, Gholam Hossein Mohseni-Ejei, ha annunciato che “coloro che hanno danneggiato beni pubblici e governativi, disobbedito alla polizia o sono stati legati a mservizi di spionaggio stranieri” dovranno essere trattati “senza alcun indulgenza”. Chi invece ha promesso un’indagine sul caso Amini è stato il presidente iraniano Ebrahim Raisi, proprio quel leader iraniano che nelle scorse ore aveva disertato l’intervista con la giornalista della Cnn Christiane Amanpour poiché la reporter si era rifiutata di indossare il velo nel faccia a faccia a margine dell’assemblea  generale dell’Onu

Secondo Raisi il medico legale non ha constatato abusi da parte della polizia, cosa che i manifestanti contestano

Washington intanto ha annunciato misure “per sostenere l’accesso degli iraniani al libero flusso di informazioni”, di fronte al rallentamento delle connessioni Internet nella Repubblica islamica ed il blocco di WhatsApp e Instagram. Da registrare la forte presa di posizione delle leadership della Ue, con  il presidente del Consiglio europeo, Charles Michel, che ha lodato “la lotta coraggiosa delle donne contro l’oscurantismo”

(di Giuseppe Maria Laudani/ANSA)